A FENIX, ho incontrato i ragazzi e le ragazze di Gioventù Nazionale. Ho visto l’impegno con cui hanno organizzato questa festa e la naturalezza con cui hanno accolto anche chi la pensa diversamente da noi. È una tradizione alla quale tengo molto: il confronto, quando è sincero, rende più forte la politica.
Sono intervenuta nel panel «La generazione che sconfigge la paura del futuro». Una paura che dobbiamo prendere sul serio. I giovani vivono un cambiamento d’epoca: l’intelligenza artificiale trasforma il lavoro, alcuni mestieri scompaiono e altri devono ancora nascere. Allo stesso tempo, vedono che per molti figli è diventato più difficile raggiungere una condizione migliore di quella dei propri genitori.
Di fronte a tutto questo, lo Stato ha una responsabilità. Può dire a un giovane: «Ci penso io, tu aspetta». Oppure può stargli accanto mentre studia, affronta un disagio, cerca lavoro e costruisce la propria autonomia. La prima risposta rischia di abituare una persona a dipendere da un sostegno. La seconda le dà gli strumenti per andare avanti con le proprie gambe.
È per questo che ho parlato dell’inganno dell’assistenzialismo. Giorgia Meloni definì il reddito di cittadinanza «metadone di Stato»: una metafora forte per descrivere un aiuto che può garantire la sopravvivenza senza aprire una strada per uscire dalla difficoltà. Chi ha bisogno deve essere aiutato, sempre. Ma il nostro compito non finisce quando eroghiamo un sostegno: dobbiamo chiederci se quella persona, grazie al nostro intervento, abbia più possibilità di scegliere il proprio futuro.
Questa idea guida il nostro lavoro. Con desTEENazione abbiamo destinato 342 milioni di euro alla realizzazione di 100 centri gratuiti per ragazzi dagli 11 ai 21 anni. Con il decreto sul salario giusto difendiamo la dignità di chi lavora e abbiamo messo a disposizione un miliardo di euro per incentivare l’assunzione di giovani e donne. Dietro ciascuna di queste scelte ci sono persone, capacità da far crescere e vite che non possono restare ferme in attesa.
Nel suo intervento, Giorgia Meloni è tornata sulla scuola e sull’integrazione. Ha parlato della necessità di mettere ogni ragazzo nelle condizioni di imparare l’italiano e di partecipare davvero alla vita della classe. È un punto che sento vicino: se lasciamo un giovane solo davanti a una difficoltà, quella difficoltà può diventare un confine. Se gli diamo gli strumenti per superarla, gli restituiamo possibilità. Anche per questo il presidente Meloni ha annunciato una misura che sarà portata in Consiglio dei ministri per favorire l’integrazione nelle scuole, intervenendo sulla composizione delle classi e coinvolgendo le famiglie degli studenti che incontrano maggiori ostacoli.
La storia stessa di Giorgia ci ricorda che il luogo da cui partiamo non deve stabilire fin dove possiamo arrivare. A noi spetta fare in modo che questo non resti soltanto un messaggio di speranza, ma diventi una possibilità concreta per ogni ragazzo, qualunque sia la sua condizione di partenza.
È l’impegno che ho portato a FENIX ed è quello che porto ogni giorno nel mio lavoro: un welfare che libera, non incatena e cultura delle idee che diventano azioni.







