Se il Piano nazionale di ripresa e resilienza non è solo numeri e tabelle ma rappresenta la difesa dei valori civili – come il premier ha detto ieri alla Camera riferendo sul Pnrr – allora chiedo al presidente Draghi se è stato davvero difeso il valore della democrazia rappresentativa. Perché ciò, sarebbe stato possibile se si fosse garantito realmente il confronto all’interno dell’Aula. Invece non è stato permesso a tutti i gruppi, opposizione compresa, di poter studiare in tempi adeguati un documento così rilevante. Il Piano è arrivato solo 2 ore prima della discussione generale. Ma se il Pnrr – come sottolineato anche oggi dal premier – riguarda le future generazioni, che dovranno pagare un debito per ben 37 anni, allora per andare in Ue serviva a Draghi un mandato forte. Una delega da parte del Parlamento, pertanto dal popolo italiano, che non c’è. Nel documento permane invece una ‘matrice centralista’ quando bisognava abbracciare una riforma basata sulla sussidiarietà con una reale alleanza circa la governance e attuazione tra privato/pubblico e privato/sociale”. “E ancora, superare il limite di età della difesa delle persone più fragili, perché sotto ai 65 anni esiste una moltitudine di persone fragili – tra cui disabili gravi – che hanno bisogno di assistenza domiciliare, di trattamenti importanti che gli devono essere riconosciuti. Così come sono assenti il patto tra scuola pubblica e scuola pubblica/paritaria, oltre ai maggiori fondi per la natalità, la famiglia e le donne lavoratrici. E tutto questo non c’è stato
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