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L’inflazione record di questi mesi ha scoperchiato il vaso di pandora rivelando il contenuto di un mercato del lavoro che, in Italia, piange miseria con un numero esorbitante di lavoratori poveri e salari mai cresciuti e che – stando all’Istat- perderanno il 5% del loro potere d’acquisto nel 2022. Uno scenario catastrofico per il quale è necessario bussare a sinistra per trovare i responsabili, coloro che nell’ultimo decennio sono sempre stati seduti al governo ignorando le emergenze italiane in favore delle vicende interne tra correnti e protagonismi dei vari segretari. La sinistra ‘riformista’ ha rottamato il mondo del lavoro italiano attraverso una serie di riforme che hanno esposto gli italiani a un massiccio impoverimento tra salari bassi e precariato. Dietro alla retorica piddina, il nulla e i 7 milioni di italiani con il Ccnl scaduto da mesi sono lì a testimoniarlo, ad attendere adeguamenti salariali anche mediante quel taglio del costo del lavoro che Fratelli d’Italia così come gli imprenditori chiedono da tempo

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